E l’Italia ripensa tutto il suo piano vaccinale. Così sarà più veloce immunizzare i giovani

Come era successo a marzo, con lo stop di AstraZeneca che aveva costretto a rivedere il piano vaccinale, sempre la storia turbolenta del vaccino di Oxford – tra blocchi e ripensamenti – a rimescolare le carte in tavola. Anche adesso, se l’Ema destinerà il siero dell’azienda anglo-svedese solo agli over 60, sarà necessario rimettere mano alla campagna vaccinale per bilanciare la distribuzione delle dosi dei diversi vaccini a disposizione – Pfizer, Moderna e da metà mese Johnson&Johnson – alle altre fasce d’età in modo da non rallentare e cercare di raggiungere lo stesso, il più velocemente possibile, l’obiettivo prefissato dal commissario Francesco Paolo Figliuolo delle 500mila somministrazioni giornaliere. Ma se le categorie, come sembra, saranno riviste, cambia tutto e sarà necessario spingere il più possibile per l’approvvigionamento delle dosi, visto che gli over 60 sono una fascia fragile da proteggere maggiormente. Se l’Ema confermerà il nesso causale tra le rare forme di trombosi e AstraZeneca e limiterà l’uso di questo vaccino a determinate categorie, escludendo le fasce più giovani, bisognerà riorganizzare in corsa la campagna di vaccinazione. Ma questo «incidente di percorso» potrebbe non essere del tutto negativo per l’Italia, perché consentirebbe di velocizzare le somministrazioni agli under 60, che non sono ancora partite, una categoria meno fragile, ma composta da persone attive che si muovono per lavoro e sono comunque più esposte al rischio contagio e allo stesso tempo di convogliare tutti gli approvvigionamenti di Astrazeneca verso la fascia dei più «anziani». Ad aprile prevista in Italia la consegna di 8 milioni di dosi di vaccini, il 15% degli arrivi programmati per il secondo trimestre. E da maggio si potranno destinare le file di AstraZeneca ai 60enni e usare gli altri sieri per i più giovani.


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