Credit Suisse promuove a overweight l’azionario Italia

Gli analisti del Credit Suisse promuovono l’azionario Italia da market weight a overweight, ovvero in sovrappeso. A giocare a favore dell’Italia c’è anche l’effetto cambio: Credit Suisse stima un periodo di consolidamento dell’euro rispetto al dollaro prima che quest’ultimo ricominci a scendere e calcola che ogni 10% di calo dell’euro aggiunge il 6% di crescita agli utili per azione dell’equity europeo. “L’impegno diffuso per le riforme in Italia e l’ampio sostegno a Draghi da parte di tutti i partiti suggeriscono che l’Italia sarà in grado di fare le riforme necessarie per accedere al Recovery Fund dell’Ue”, spiega Credit Suisse secondo cui gli elementi a favore dell’azionario di Piazza Affari si dividono in tre grandi categorie: il calo dello spread, il ciclo economico e le valutazioni. “In sostanza, il contesto politico dovrebbe aiutare l’Italia non solo a riformare, ma anche a far sì che ottenga le risorse del Recovery Fund dell’Ue per un importo di quasi 190 miliardi di euro. L’Italia dovrebbe poter accedere a 67 miliardi di euro finanziamenti nel 2021 secondo i nostri economisti, ovvero il 4,1% del pil 2020”, aggiunge la banca svizzera. Che si concentra anche sul calo dello spread Btp-Bund: “Nell’ultimo decennio, lo spread tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi a 10 anni.è stato un accurato riflesso del rischio politico italiano, dello slancio economico e dell’integrazione europea. L’andamento relativo delle azioni italiane era solito seguire lo spread, ma mentre il differenziale sceso in modo significativo da marzo 2020, le azioni non hanno riflesso questo calo”, aggiunge la banca svizzera. “La revisione al rialzo degli utili delle società italiane stata in questo inizio 2021 superiore a quella del resto dell’Europa Continentale, ma la performance delle azioni non ne ha ancora beneficiato”, segnala Credit Suisse rilevando che il Paese ha avuto il maggior aumento delle previsioni sui profitti a 13 settimane, subito dopo la Svizzera. Inoltre sull’Italia pesano anche una crescita del pil pro-capite ai minimi nell’area euro prima del Covid, con poche possibilità di ripresa senza riforme, un tasso di disoccupazione, sempre prima dell’epidemia, al 10% rispetto a una media della zona euro del 7%, una dinamica demografica sfavorevole e troppa burocrazia nel business, oltre a un rapporto debito/pil atteso al 160,7% nel 2021, stabile sul 2020, con un deficit all’8,8%.


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