I punti chiaveSi può stendere una classifica della felicità? Una classifica collettiva della felicità, individuando ad esempio se c’è o meno una popolazione più felice di un’altra? E soprattutto ci si può porre questa domanda nell’anno del Covid? A tutte queste domande la risposta sì. Anche quest’anno infatti sono stati diffusi i dati del World Happiness Report redatto dalla United Nations Sustainable Development Solutions Network in base ai dati del Gallup World Poll. Ora si può considerare il risultato “Nonostante” l’emergenza che stiamo vivendo e si può considerare il risultato riflettendo invece sul fatto che in ben 24 Paesi si vive meglio che il nostro. A differenza di altri Paesi, secondo i ricercatori del World Happiness Report, la risposta dell’Italia al virus stata insoddisfacente, principalmente per una scarsa adesione della popolazione alle misure richieste e i pochi controlli, nonostante le misure messe in atto nei primi mesi della pandemia fossero stringenti. La motivazione? Questo posizionamento da attribuire principalmente alla fiducia della popolazione nei confronti della propria comunità, elemento che in questo momento di pandemia ha contribuito a proteggere il benessere delle persone, si legge nel report. Alcune differenze culturali, inoltre, hanno ulteriormente contribuito a modificare il tasso: la fiducia nelle istituzioni pubbliche; la conoscenza maturata in epidemia precedenti; la disuguaglianza nel reddito; la presenza di una donna come capo del governo e persino la probabilità di ritrovare i beni smarriti, come un portafoglio. «L’esperienza dell’Asia dell’Est mostra che politiche stringenti non solo hanno controllato la pandemia in modo efficace, ma hanno anche contrastato l’impatto negativo dei bollettini giornalieri relativi alle infezioni sulla felicità delle persone», afferma Shun Wang, professore del Development Institute Coreano. Il report analizza infatti come la questione della salute mentale stata una delle grandi ricadute della pandemia, ma anche del conseguente lockdown.


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