Le disuguaglianze del piano vaccinale in Italia

Eppure, alla fine come all’inizio di questa vicenda, c’è il timore che a fare le spese delle difficoltà siano ancora una volta le persone anziane, immunodepresse e disabili, insomma le più fragili. Nonostante questo, le restrizioni non sono riuscite a evitare più di centomila morti in Italia e quasi tre milioni nel mondo, e hanno finito per pesare sui più fragili, gli anziani, i disabili e i migranti: le stesse categorie che ora, in Italia, sono tra le più colpite, a tre mesi dall’inizio della campagna di vaccinazione. Le fasce anagrafiche citate sono quelle più a rischio, e quindi vaccinarle per prime tutela non solo loro ma anche il resto della popolazione, perché svuota gli ospedali e immunizza le persone che hanno bisogno di più cure e che occupano il 95 per cento le terapie intensive. Come siamo arrivati fin qui?Per comprendere le cause di questa situazione bisogna ripercorrere le varie fasi della campagna vaccinale, a partire dalla circolare dell’8 febbraio 2021 con cui il ministro della sanità Roberto Speranza consentiva di creare un binario di vaccinazione parallelo per gli insegnanti, per le forze dell’ordine, per gli accademici e per gli appartenenti ad “Altri servizi essenziali”. chiaro che questa frammentazione rende molto difficile il monitoraggio e rischia, ancora una volta, di minare alla base la logica stessa di solidarietà su cui dovrebbe fondarsi il piano vaccinale. Il Financial Times celebra il successo nei paesi che hanno deciso di seguire rigidamente il criterio dell’età anagrafica, registrando che nel Regno Unito le infezioni sono calate del 95 per cento tra chi ha più di ottant’anni, e i decessi del 93 per quella fascia. Il secondo dice che le prime cose da tutelare sono le aziende, il prodotto interno lordo e i cittadini più produttivi, in una sorta di darwinismo sociale in cui i più forti sono salvati per primi.


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