La nuova Libia si aggrappa all’Italia, e soprattutto a Eni

Con il governo, rappresentato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, e con Eni, azienda italiana dell’energia che per la Libia rappresenta un partner imprescindibile, controllando circa l’80% della fornitura interna. “L’Italia sicuramente uno dei Paesi europei maggiormente focalizzati sulla Libia. Negli ultimi anni siamo stati tra i governi europei più vicini a Tripoli e al governo di unità nazionale di Sarraj, dopo un periodo di spostamenti e avvicinamenti verso Haftar che hanno in parte ridimensionato la nostra leverage. Il fatto ora di essere i primi a incontrare i rappresentanti del nuovo governo – che include componenti legislative dell’Est e dell’Ovest della Libia – ci pone senz’altro in una posizione vantaggiosa da cui ripartire”. Il passaggio di consegne avvenuto inaspettatamente in modo regolare, il che stato visto come un passo importante per la stabilizzazione del Paese nordafricano, dove però resta ancora l’ingombrante presenza di migliaia di forze straniere e di mercenari che minacciano gli sforzi di pacificazione. alla luce di questa crisi socio-economica – specchio di uno Stato che da anni chiamiamo “Fallito” – che importante inquadrare la presenza a Tripoli dei vertici di Eni. Come ricorda Federico Borsari, ricercatore Ispi, “La Libia soffre in termini di servizi essenziali che sono al collasso a causa di corruzione e cattiva gestione. Su tutti la rete elettrica, visto che appena la metà delle centrali elettriche del paese funzionante, ma anche le infrastrutture idriche, specie nell’area di Tripoli, il cui funzionamento stato interrotto a più riprese da Haftar per indebolire i propri avversari, e altre infrastrutture critiche come gli ospedali distrutte o danneggiate dai combattimenti”. Da parte sua, il capo del governo unitario libico ha sottolineato la necessità che Eni investa e promuova la responsabilità sociale nei settori della salute, dell’istruzione, della formazione professionale e dell’energia elettrica. Probabilmente, se non avesse cercato la sponda di Haftar, l’Italia si sarebbe potuta trovare in una posizione più credibile, ma l’imprescindibilità dell’Eni fa sì che i rapporti tra Roma e Tripoli possano solo migliorare.


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