La giornata contro il razzismo: “Cara Italia, ci siamo anche noi”

Hanno lottato per anni contro razzismo e burocrazia per avere il diritto di chiamarsi cittadini a pieno titolo del Paese di cui si sentono figli. Tre anni di battaglie per riavere il posto e la cittadinanza. “Sono nata e cresciuta a Bologna. Ho vissuto tutta la mia vita in affidamento presso una famiglia italiana. Solo dai 2 ai 5 anni mi sono trasferita in Moldavia, terra della mia madre biologica. Quando sono diventata maggiorenne ho chiesto la cittadinanza e me l’hanno negata: l’Italia non mi riconosceva perché avevo vissuto tre anni all’estero. Ma ero solo una bambina, come potevo capire allora cosa fosse meglio per me?”. “In verità chi nasce qui o ci arriva da piccolino dovrebbe avere un canale più veloce per diventare italiano. Nella mia classe ci sono altri due studenti di origine straniera: questa la normalità, questo il futuro dell’Italia”. stato in dubbio, quando, a 18 anni, ha dovuto scegliere fra la cittadinanza cinese e quella italiana, il torinese Filippo Hu. Ma oggi, che di anni ne ha 25 e sta facendo un dottorato in informatica, non pentito della decisione presa fra mille perplessità: “I miei genitori hanno mantenuto il passaporto cinese e un legame forte col Paese d’origine”. “Vivo in Italia, questa la mia lingua madre, non so parlare bene in cinese, mangio e penso in italiano, i miei amici sono tutti italiani, come Eleonora, la mia ragazza, che mi ha fatto sempre sentire a casa. Prendere la cittadinanza era la scelta più naturale. Sulla carta di identità sono Zhongli Filippo Hu. Un nome italiano e uno cinese composto da due ideogrammi: significano Italia e Cina”. Ma gli esperti dicono che la più forte lei, anche se ha solo 16 anni.


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