Come mai la maggior parte dei bambini colpiti da Sars-CoV-2 ha un decorso rapido e con sintomi lievi? E perché alcuni riescono a neutralizzare il virus prima di altri? Una possibile risposta arriva da uno studio dell’ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma che ha identificato per la prima volta le caratteristiche immunologiche dei bambini che meglio reagiscono all’infezione da nuovo coronavirus, riuscendo a debellarla già dopo la prima settimana. «La maggior parte dei bambini inseriti nello studio era paucisintomatica a inizio infezione, mentre – sottolinea il Bambino Gesù – a una settimana di distanza risultava già asintomatica e clinicamente guarita. «Le indagini di laboratorio hanno evidenziato come il profilo immunologico dei bambini che già dopo una settimana erano riusciti a neutralizzare il virus, era caratterizzato da una grande quantità di linfociti T e B specifici contro Sars-CoV-2, capaci di riprodursi velocemente una volta entrati in contatto con l’agente patogeno e di produrre un gran numero anticorpi neutralizzanti – avvertono i ricercatori -. Nei bambini con questo particolare profilo immunologico stata riscontrata già dopo una settimana una bassissima carica virale, tale da annullare di fatto la loro capacità infettiva, dunque la possibilità di contagio, anche in presenza di un tampone ancora positivo». La presenza di linfociti T e B specifici contro il coronavirus, inoltre, «appare correlata all’esposizione dei bambini ad altri virus stagionali – osserva la ricerca – I pazienti con la maggiore capacità di sconfiggere rapidamente il Sars-CoV-2, infatti, erano quelli già entrati in contatto, nella loro storia clinica, con un numero elevato di altri virus influenzali». «Qualora infatti si decidesse di testare i bambini sulla base del loro profilo immunologico, oltre che sulla positività al tampone, si potrebbe infatti ipotizzare di personalizzare il periodo di isolamento prima del rientro a scuola, riducendolo potenzialmente ad una settimana». Si tratta infatti dello stesso metodo già utilizzato, per esempio, per verificare l’avvenuta immunizzazione del personale ospedaliero del Bambino Gesù in seguito alla recente campagna vaccinale», aggiungono i ricercatori.


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